Ho inteso la fotografia sempre in senso antidocumentaristico, inseguendo per quello che la suggestione e la tecnica mi concedevano una temporalità emozionale. La mia è una narratività metaforica che cerca la trasfigurazione poetica del qui ed ora dello scatto fotografico. Mi piace pensare che le “cose” ritratte non siano mai state se non nel mio occhio o più presuntuosamente che la verità di quell’attimo eterno si sia rivelata al mio occhio che ha avuto la forza di dissolvere la miseria della carne nel suo referente platonico. E’ una poetica vecchia e trita, mi rendo conto, ma nessuno può scegliere la propria verità per quanto banale appaia agli altri: è vero perchè necessario.
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